C’è una Milano che scorre sotto la superficie di quella che attraversiamo ogni giorno. Una Milano fatta di acqua, memoria e storie che resistono al tempo. Ed è proprio lì che prende vita un’esperienza teatrale fuori dagli schemi: “La Maria Brasca” di Giovanni Testori, portata in scena lungo il Naviglio Grande.

Non si tratta di uno spettacolo tradizionale. Qui il pubblico non resta seduto: si muove, naviga, attraversa. Vive la città mentre la osserva da una prospettiva insolita e ormai dimenticata — quella del Naviglio, una sorta di metropolitana liquida ante litteram.

Un teatro che si muove insieme alla città

Domenica 22 marzo, la compagnia Oltreunpo’ Teatro porta in scena uno spettacolo itinerante unico nel suo genere. Il viaggio parte dalla chiesa di San Cristoforo e si conclude alla Darsena, a bordo di sei dragon boat messi a disposizione dalla Canottieri San Cristoforo.

A bordo, gli spettatori indossano cuffie e vengono accompagnati da una colonna sonora anni ’60 che dialoga con la narrazione. Il percorso è scandito da sette tappe, sette “stazioni” narrative dove prendono forma le scene.

Ma la vera particolarità è un’altra: gli attori non abbandonano mai lo spettatore. Tra una scena e l’altra, continuano a vivere lo spazio urbano — ponti, banchine, imbarcaderi — trasformando la città stessa in palcoscenico.

Il Naviglio come macchina del tempo

“Una prima volta assoluta”, sottolinea il regista Marco Oliva, tra i fondatori della compagnia.

La scelta del Naviglio non è casuale. In una Milano profondamente trasformata, questo luogo conserva ancora tracce autentiche della città di un tempo. Guardarla dal basso, dal livello dell’acqua, significa entrare in una dimensione sospesa, rallentata, quasi intima.

Il Naviglio diventa così non solo scenografia, ma strumento narrativo: un modo per riscoprire identità, memoria e relazione con lo spazio urbano.

Testori, Milano e il senso di appartenenza

Al centro del progetto c’è anche una riflessione più ampia, legata al percorso “Abbine cura”, dedicato alla cura delle persone, dei luoghi e della memoria.

Scegliere Testori significa tornare a un autore profondamente radicato nella città: nei suoi testi, le vie esistono davvero, con nomi e numeri civici. La Milano che racconta è concreta, viva, riconoscibile.

E poi c’è Maria Brasca, simbolo di una libertà emotiva e personale che risuona ancora oggi. Come ricorda Oliva, parafrasando il testo:
“I padroni dei nostri sentimenti siamo ancora noi.”

Un’esperienza da vivere (non solo da guardare)

Questo spettacolo non si limita a essere visto: si attraversa. È un invito a cambiare punto di vista, a rallentare, a lasciarsi trasportare.

In un tempo in cui tutto corre, scegliere il ritmo dell’acqua diventa quasi un atto rivoluzionario.

E forse è proprio questo il cuore dell’esperienza:
ritrovare, anche solo per un’ora, una Milano che credevamo perduta — ma che è ancora lì, sotto la superficie.